Come già detto per il fronte d’altare, anche queste lastre sono state ritrovate durante i lavori al presbiterio nel 1983, con la parte scolpita rivolta verso il basso.
LASTRA DI SAN MARTINO IN MARMO BIANCO
La scritta in onciale nella parte superiore (Aspice Martinum nudum tegit hunc peregrinum: Guarda bene Martino che copre il pellegrino nudo) ci guida alla lettura della scena: il povero, cui S. Martino di Tours avrebbe dato metà del suo mantello, qui è il pellegrino medioevale, che sceglieva uno statuto di povertà, affidandosi alla carità. Il suo stato di pellegrino è indicato dalla veste succinta e dalla scarsella, mentre guarda fisso il santo con lunghi capelli a boccoli e l’abito nobiliare costituito da veste e sopraveste percorso da fluenti pieghe longitudinali. Si tratta di una lastra forse collocata in un portico per l’accoglienza di pellegrini. Il modo di lavorare il marmo ha un procedere che richiama la lavorazione dell’avorio: fu forse il tipo di scultura da cui partì Benedetto Antelami.
LASTRA DI SANSONE
Un’altra lastra in marmo rosso di Verona, tagliata di netto sul lato sinistro, presenta il racconto biblico di Sansone che smascella il leone. La figura di Sansone, pur nello sforzo di uccidere la belva, ha la solennità e la compostezza dell’eroe, con la corta tunica, le ampie maniche con fitte pieghe, i capelli ravviati, tenuti fermi da una fascia da cui fuoriescono ricci e boccoli. I fori di trapano che permettevano allo scultore di andare in profondità e facilitavano il lavoro di sgrossatura, indicano che l’opera non era del tutto finita. La stessa situazione di non finito si osserva nelle due lastre successive, in pietra scura, una sorta di labirinto che richiama la lavorazione delle coeve cancellate dalla Cattedrale che immettono nella cripta.