LA NAVATA
La prima impressione che si prova entrando nella Cattedrale è quella di una grande sala festosa e ricca di colori. In effetti gli affreschi che la ornano sono l’ultimo intervento di una serie di lavori che hanno trasformato la Cattedrale da romanica a chiesa cinquecentesca, seguendo un progetto globale progettato da Girolamo Bedoli Mazzola (c.a 1500-1569) e realizzato ad iniziare dal 1555 al 1585. Il progetto tendeva ad adeguare la Cattedrale al gusto del tempo, ma sentendo anche l’influsso della riforma promossa dal Concilio di Trento (1545-1563). Si acquistano nuove suppellettili, nuovi arredi, un nuovo organo. Un ulteriore impulso dovette venire dalla Corte ducale, presente alle principali celebrazioni.
IL PULPITO
Chi entra in Cattedrale resta subito colpito dall’imponente pulpito addossato al terzo pilastro di destra, in legno intagliato e riccamente dorato, di stile barocco. È opera del falegname locale Paolo Froni che l’eseguì nel 1613. Questo pulpito è memoria di un periodo storico particolare, successivo al Concilio di Trento, che tra i suoi indirizzi di riforma chiedeva la predicazione per l’istruzione cristiana, che veniva soprattutto fatta nel tempo di Quaresima.
LA NAVATA E LA VOLTA
La navata è il luogo proprio dell’assemblea che si raccoglie per le celebrazioni, orientata verso il presbiterio dove si svolgono i riti. È uno spazio denso di significato per la sua ampiezza e lunghezza. Così la descriveva il notaio Cristoforo de Turre nel secolo XVI: l’interno della chiesa si presenta in parti ben suddivise, si distingue per un grande spazio (planities, pianura), con colonne e statue e marmi e pitture, con un organo prezioso che dà suoni ameni e armonie soavi. La navata è percorsa dalle processioni di ingresso del vescovo e del clero tra i fedeli, tra i giochi di luce e d’ombre dei matronei e delle alte finestre, diversi nelle varie ore del giorno: chi vi si racccoglie si sente avvolto da un caldo abbraccio; occhi e orecchi sono sollecitati ad entrare come protagonisti nella celebrazione liturgica.
Verso il 1555 Gerolamo Bedoli Mazzola propose la decorazione della volta. Dopo un primo assaggio nella prima crociera vicina al presbiterio, gli fu affidata l’intera superficie che realizzò in un paio di anni. Nel contratto i fabbriceri suggerivano al Bedoli di imitare la volta della vicina chiesa benedettina di San Giovanni, dove inutilmente si cercherebbe il modello. Infatti il pittore volle una decorazione fastosa e lussureggiante, molto articolata. Al centro delle vele i busti di profeti formano una sorta di cammino aereo verso il Cristo dell’abside. Inoltre figure monocrome, a due, verso la punta inferiore delle linee di crociera, rovesciano fiumi di abbondanza che fuoriescono da grossi vasi. Allusione al cosmo pieno di frutti della Sapienza creatrice, che convergono verso Cristo, dono di Dio Padre al mondo, la cui vita è narrata nelle sottostanti pareti.
IL CAPITELLO DELLA MADONNA
Questo capitello è ben visibile all’ingresso in Cattedrale, nel secondo pilastro a sinistra. Il recente restauro ha recuperato la policromia medioevale stesa sul bassorilievo. La Madre di Cristo, vestita di tunica rossa e mantello azzurro, seduta in trono in atteggiamento orante, senza Bambino (cosa insolita per l’epoca), è venerata da due Angeli che tendono ognuno con le due mani quello che sembra un cero. Maria è rivolta a Dio, in preghiera, ma anche a chi entra, pronta ad intercedere per i credenti. L’immagine è senz’altro motivata dal fatto che la Cattedrale è dedicata a Maria.
CAPITELLO DELL’INIZIAZIONE CRISTIANA
È situato sul quarto pilastro, nella navata laterale sinistra, poco visibile. La posizione potrebbe essere indizio del luogo in cui si trovava il fonte battesimale prima della costruzione del Battistero. Si vede una vasca battesimale, dietro la quale sta un ministro: questi porge il bambino battezzato alla madre o alla madrina. Sotto il bambino si sviluppa un germoglio, ad indicare il “nuovo nato”, il neofita. A destra della vasca un assistente tiene un libro liturgico aperto. Al di sopra del bambino, una colomba regge un’ampolla, allusione al sacro crisma. In alto a sinistra un pane in forma di rosetta, allusione alla eucaristia. L’intera scena, in pochi essenziali tratti, racchiude richiami simbolici alla iniziazione cristiana, nei suoi tre sacramenti: battesimo, confermazione, eucaristia.
CAPITELLO DELL’ASINELLO
Sul secondo pilastro, all’altezza del matroneo (lato est) si può osservare bene anche da terra (soprattutto al mattino) questa scena singolare, difficile da precisare, nonostante la scritta orienti in qualche modo la comprensione. Si vedono tre animali (un asino e due lupi) seduti come esseri umani e rivestiti di un abito monastico. Sembra una scena monastica, dove l’asino è il maestro con in mano una ruvida sferza, mentre i due lupi scolari – uno rivolto al maestro, l’altro girato al contrario – hanno fauci aperte e ringhianti. La scritta è in distico latino: il primo stico, dipinto lungo la cornice superiore, è stato rimesso in luce durante il restauro; il secondo è inciso su un cartello retto dal primo dei due lupi: QUEM NIMIS INFESTUS MODO FLAGRAT TURPIS ASELLUS EST MO|NACHUS |FACTUS LUPUS | HIC SUB DOG|MATE TRACTUS (colui che con troppa severità il turpe asinello sferza a dovere, è il monaco fatto lupo, qui riportato sulla retta via).
Non si conosce esattamente il riferimento storico della scena. Qualche luce potrebbe venire dagli scritti di San Pier Damiani (+ 1072) che frequentò lo studium parmense e fu coevo del vescovo Ugo e Cadalo, da lui criticato aspramente.