
Le cappelle della navata nord

Partendo dal fondo verso il presbiterio, la prima cappella che incontriamo è La cappella del Consorzio dei vivi e dei morti.


Partendo dal fondo verso il presbiterio, la prima cappella che incontriamo è La cappella del Consorzio dei vivi e dei morti.
CAPPELLA VALERI
Realizzata ad impianto poligonale tra il 1423 e il 1426, divisa da costoloni su cui è ripetuto il motto della famiglia committente, Je atand la dieu mersi (attendo la miserirodia di Dio). Gli episodi della vita dei santi Andrea, Caterina d’Alessandria e Cristoforo (nomi dei committenti Valeri) seguono il racconto della Legenda aurea già ricordata. Gli affreschi che foderano totalmente la chiesetta sono di Bartolino de’ Grossi. Sulla volta il ciclo dedicato a Maria entro tondi, con temi presi dai vangeli apocrifi.
Nella parete in fondo a destra ancora una pittura del Christus patiens, il cui significato è stato più volte ricordato. Forse precedente alla costruzione della cappella e quindi qui incastonato in quella occasione, è accompagnato come spesso accadde in queste composizioni da una scritta metrico-ritmica in italiano antico: O tu che vo’ alcun conforto de le peni ch’e’ porto, guarda fixo como e’ fu per te crucifixo e non per me defecto sto qua morto.
CAPPELLA DEL CROCIFISSO
Nella cappella si trova esposto un crocifisso ligneo, policromo, goticheggiante, del secolo XV. Il capo inclinato a destra, ha il volto sereno e solenne nel sonno della morte. Il corpo mostra una cura anatomica voluta, mostrando lo stiramento dei muscoli proprio di un crocifisso. Con verismo, il corpo è macchiato dal sangue versato. Le braccia hanno un perno, all’attaccatura della spalla, che permetteva di richiuderle. Era un rito del Venerdì Santo, quando il crocifisso veniva portato in processione e quindi riposto nel sepolcro. Il crocifisso è di una piccola parrocchia sulla via Emilia (Romea), probabilmente lasciato da un pellegrino, forse un cavaliere, come sembrano indicare le croci dipinte sul perizoma.