
La cripta

È dalla cripta che iniziò l'edificazione della Cattedrale.


È dalla cripta che iniziò l'edificazione della Cattedrale.
LA CRIPTA
La costruzione della Cattedrale è iniziata dalla cripta: su un terreno in pendenza, com’è ancora quello su cui è costruita la Cattedrale, si inizia a costruire sulla parte più bassa, per portare il piano all’altezza del terreno più alto. Nei libri della Cattedrale la cripta è detta “confessione”, luogo dove si trovava un “compianto” e memorie di santi. La caratteristica più suggestiva di questa cripta è la selva di quarantasei colonne, in marmi preziosi (pentelico, pario, lumachella di Sicilia, giallo antico…), sicuramente provenienti da Parma romana e qui reimpiegate.
CAPPELLA DI SAN BERNARDO
È la cappella dedicata a San Bernardo degli Uberti patrono della diocesi. Bernardo proveniva da una nobile famiglia fiorentina. Era stato ministro generale dei vallombrosani prima di diventare vescovo di Parma nel 1106. Lo si ricorda soprattutto per avere riportato la diocesi nell’alveo della Riforma gregoriana al tempo della lotta delle investiture. Nel 1139, sei anni dopo la morte, il successore Lanfranco procedette alla canonizzazione collocando le sue spoglie sotto il pavimento della cripta tra l’altare di sant’Agapito e quello di Santa Lucia, non più esistente. Nel 1544 viene preparata la cappella che noi vediamo. Il corpo venne solennemente traslato nel 1548 nell’urna sopra la quale è scolpita la statua del santo, seduto, barba fluente, col piviale, il libro aperto e la destra benedicente. Su disegno di Girolamo Bedoli Mazzola, il complesso marmoreo è stato scolpito dai reggiani Prospero e Girolamo Clementi.
CAPPELLA RUSCONI
Fu preparata come luogo della propria sepoltura dal vescovo Giovanni Rusconi, originario di Como (morto nel 1412). La decorazione pittorica si deve ad una bottega probabilmente veronese. La parete occidentale è occupata da un affresco dove il vescovo committente è inginocchiato in basso a sinistra presso il ricco trono della Vergine, mentre i due suoi santi protettori (Giovanni Evangelista e il Battista) intercedono per lui. Ad altezza d’uomo, sotto l’affresco, sono graffite notazioni musicali gregoriane: fanno pensare che questo ambiente fosse utilizzato per prove di canto. Al centro della volta stellata, in una cornice a grandi petali incrociati, l’agnello con il vessillo crociato, tutt’attorno tondi con profeti. L’altare era sulla parete ad est, sfondata poi per dare accesso agli ambienti superiori. Sull’arco i quattro evangelisti in vicaci atteggiamenti, al centro una rara raffigurazione della Trinità tricefala, nell’unica testa i tre volti, proibita poi dalla Chiesa. Ai lati dell’arco ben visibili due lacune tamponate e sfondi affrescati: a sinistra doveva essere la statuetta di Gabriele (sul muro le ali), a destra Maria in un contesto pittorico tipico dell’Annunciazione.
CAPPELLA RAVACALDI
Antonio Ravacaldi commissionò la cappella ad un pittore di scuola romana, Giovanni, (1427-31) che eseguì un ciclo mariano ispirati ai vangeli apocrifi, di cui restano poche scene, cadute per l’umidità o distrutte per ricavare aperture e locali di servizio. Resta sulla parete di fondo una Annunciazione, con il saluto rivolto a Maria che parte dalla bocca dell’Angelo, scritto in caratteri gotici dorati. Un raggio dorato, oggi ridotto a larva per un affrettato restauro, partiva dal Padre, cadeva su Maria, attraversando tutta la parete. A destra inginocchiato, l’austera figura del canonico committente, alla sinistra i familiari.