
Il ciclo di affreschi di Lattanzio Gambara

Gli affreschi con la Vita di Cristo sulle pareti della navata maggiore furono commissionati al pittore bresciano Lattanzio Gambara, che li realizzò tra il 1567 e il 1573.


Gli affreschi con la Vita di Cristo sulle pareti della navata maggiore furono commissionati al pittore bresciano Lattanzio Gambara, che li realizzò tra il 1567 e il 1573.
Gli affreschi con la Vita di Cristo sulle pareti della nave maggiore furono commissionati al pittore bresciano Lattanzio Gambara, che li realizzò tra il 1567 e il 1573, lavorando non in modo continuo. Le sette campate sono dipinte su entrambe le pareti, tranne la settima, che precede il presbiterio sul lato di sinistra dove era già stato collocato l’organo. Il ciclo si conclude con l’affresco della controfacciata. In una chiesa dedicata a Maria, come la Cattedrale, ci si sarebbe aspettato un ciclo di affreschi mariano. La scelta cristologica fu motivata da quanto aveva stabilito l’ultimo decreto del Concilio di Trento “sulla preghiera, la venerazione, sulle reliquie dei santi e sulle immagini sacre” (3 dicembre 1563). Il decreto era stato motivato dalle pressioni dei vescovi francesi che avevano dovuto far fronte alle posizioni critiche dei protestanti sul culto dei santi, ne contestavano il culto non sempre sorretto da ragioni storiche certe. Per questo si stabilì di evitare immagini e descrizioni di vicende leggendarie di carattere devozionale o che avevano origine in racconti apocrifi dei primi tempi. Non essendovi nei vangeli racconti mariani per le quattordici superfici da affrescare, si optò per la vita di Cristo. Coevo al lavoro del Gambara nella Cattedrale San Carlo Borromeo, interprete fedele della riforma tridentina, nel 1565 aveva proibito di far ricorso a leggende per i soggetti delle pitture sacre.
La scena principale su ogni campata è costituita dall’episodio evangelico della vita di Cristo affrescato nel riquadro sopra i matronei, abbinato e collegato ai pennacchi sottostanti che recano citazioni bibliche e riquadri con monocromi con scene dell’Antico Testamento, viste come anticipazioni profetiche realizzate e compiute nella vita di Cristo. Da osservare per la vivacità delle figure, quasi ritratti di contemporanei per la foggia degli abiti, i personaggi che stanno dietro le figure maggiori dei profeti dai cui libri sono tratte le citazioni bibliche.
L’ordine di lettura in senso orario inizia dalla prima campata a sinistra, vicina all’ingresso, proseguendo fino all’organo e quindi continuando sul lato destro per arrivare alla controfacciata.
PRIMA SCENA: L’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria, dal vangelo di Luca (1,26-45)
Nello sfondo, al centro di una architettura classicheggiante, La Visita di Maria a Santa Elisabetta.
Nel monocromo: Gedeone e la prova del vello (Giudici 6,36-40) dove l’acqua che cade sul manto del Giudice simboleggia lo Spirito Santo su Maria.
Le scritte profetiche: Ecce virgo concipiet (Ecco una vergine concepirà) da Isaia 7,14 Descendet sicut pluvia in vellus (Scenderà come rugiada sul vello), dal Salmo 72,6.
SECONDA SCENA: L’Adorazione dei pastori dal vangelo di Luca (2,8-20) e Matteo (2,1-12)
Nello sfondo a sinistra, l’arrivo dei Magi guidati dalla stella.
Nel monocromo La Benedizione di Giacobbe, da cui nacquero i capostipiti delle dodici tribù (Genesi 49,22).
Le scritte profetiche: Orietur sicut stella ex Iacob (Sorgerà una stella da Giacobbe, Numeri 24,17).
Filius datus est nobis (Un figlio ci è stato donato, Isaia 9.6).
TERZA SCENA: Circoncisione di Gesù e l’imposizione del nome (Luca 2, 21)
Nel monocromo La circoncisione del primogenito (Levitico 12,3).
Le scritte profetiche: In signum federis (In segno di alleanza, Genesi 9,13).
In semine tuo benedicentur gentes (Nel tuo segno saranno benedette le genti, Genesi 22,18; 26,4).
QUARTA SCENA: Strage degli innocenti (Matteo 2,13.18)
Nello sfondo in alto a sinistra: Fuga in Egitto.
Nel monocromo Mosè salvato dalle acque (Esodo 2. 5-6).
Le scritte profetiche: Ex Egipto vocavi filium meum (Dall’Egitto ho chiamato mio figlio, Osea 11,1; cfr. Matteo 2,15).
Rachel plorans filios suos (Rachele piange i suoi figli, Matteo 2,18; Geremia 31,15).
QUINTA SCENA: Gesù tra i dottori del Tempio (Luca 2,41-50)
Nel monocromo: Giudizio di Salomome (1 Re 3,16 ss.).
Scritte profetiche: Doctor ad salvandum (Maestro per la salvezza,cfr. Is 63,1) Deus stetit in sinagoga (Dio si fece presente nella sinagoga, cfr. Giovanni 18,20).
SESTA SCENA: Battesimo di Gesù (Matteo 3,13-17 e paralleli)
Nel monocromo: Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia (Esodo 17.1-7).
Le scritte profetiche: Effundam super vos aquas mundas (Effonderò su di voi acqua pura, cfr. Ezechiele 36,25).
Erit fons patens pro peccato (Sgorgherà una fonte per lavare il peccato, Zaccaria 13,1).
L’ORGANO
Addossato all’ultima campata sinistra, sopra il presbiterio è l’organo della chiesa. La cassa lignea, l’ornamentum, è opera dell’intagliatore Marco Genesio Callegari, la doratura di Giovanni Maria Varani. Il disegno si deve a Girolamo Bedoli Mazzola e fu eseguito tra gli anni 1557-1562. Il primo organo fu eseguito dagli Antegnati di Milano. Seguendo il mutare del gusto musicale, nel 1786 lo strumento venne completamente rifatto dalla ditta Serassi di Bergamo nel 1786, rifondendo le canne precedenti. Abbandonando il proposito di un ampliamento, lo strumento Serassi è stato restaurato e ricomposto nel 2001 dalla ditta Mascioni di Cuvio.
Passiamo al lato destro:
SETTIMA SCENA: Guarigione del paralitico calato dal tetto (Marco 2,1-12)
Nel monocromo: Il bastone di Mosè si trasforma in serpente (Esodo 7, 8-13).
Le scritte profetiche: Tunc aperientur oculi cecorum (Allora si apriranno gli occhi dei ciechi, Isaia 35,5).
Dabo signa et prodigia (Manderò segni e prodigi. Esodo 7,3).
Attorno ai profeti Lattanzio Gambara ha affrescato il suo autoritratto con la famiglia, una sorta di firma sull’imponente ciclo di affreschi della navata: sulla destra il pittore con tre figli, sulla sinistra la moglie con altri due figli.
OTTAVA SCENA: Pietro salvato dalle acque (Matteo 14, 22-33)
Nel monocromo: L’arca di Noè salvata dal diluvio (Genesi 7).
Le scritte profetiche: Omnia subiecisti sub pedibus eius (Tutto hai posto sotto i suoi piedi , Salmo 8,8; Ebrei 2,8).
In mari via tua (Sul mare passava la tua via, Salmo 76,20).
NONA SCENA: Trasfigurazione di Gesù davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni (Matteo 17, 1-9)
Nel monocromo: Mosè sceso dal Sinai, presenta ad Israele le tavole della Legge (Esodo 34,29).
Le scritte profetiche: Illuminans tu mirabiliter a montibus (tu splendi mirabilmente dal monte, Salmo 75, 5). Speciosus forma pre filiis hominum (Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, Salmo 44, 3).
DECIMA SCENA: Entrata di Gesù in Gerusalemme (Matteo 21, 1-11 e paralleli)
Nel monocromo: David presentato a Saul con la testa di Golia (1 Samuele 17,57).
Le scritte profetiche: Benedictus qui venit (Benedetto colui che viene, Salmo 117,26, Matteo, 21,9).
Ecce rex tuus (Ecco il tuo re, Zaccaria 9,9; Matteo 21,5; Giovanni 12,15).
Sullo sfondo si distingue una cupola a nervature, con lanterna, il tamburo forato da un loggiato: si tratta della cupola della vicina chiesa di Santa Maria della Steccata dove lavorava l’amico di Gambara Bernardino Gatti, cui forse si deve la chiamata del primo a Parma.
UNDICESIMA SCENA: Ultima cena (Matteo 26, 26-29 e paralleli)
Nel monocromo: Melchisedech re di Salem e sacerdote con Abramo offre pane e vino (Genesi 14. 18-20).
Le scritte profetiche: Tu es sacerdos in eternum (Tu sei sacerdote in eterno, Salmo 109,4; Ebrei 5,6).
Panem angelorum manducavit homo (L’uomo mangiò il pane degli Angeli, Salmo 77, 25).
DODICESIMA SCENA: Cristo viene innalzato sulla croce (Matteo 27, 32-37)
Nel monocromo: Il serpente di bronzo innalzato sul legno (Numeri 21,8: “Chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà, resterà vivo”).
Le scritte profetiche: Livore eius sanati sumus (Per le sue piaghe siamo stati guariti, Isaia 53,5).
Aspicient ad me quem transfixerunt (Guarderanno a me che hanno trafitto, Giovanni 19,27; cfr. Zaccaria 12,10).
TREDICESIMA SCENA: Risurrezione di Gesù (Matteo 28 e paralleli)
Nel monocromo: la scena è molto rovinata. L’immagine biblica veterotestamentaria letta come promessa della risurrezione era forse Giona rigettato dal cetaceo (Giona 2, 11).
Le scritte profetiche: Erit sepulchrum eius gloriosum (Il suo sepolcro sarà glorioso, Isaia 11,10).
Posuit eum pro signo (Lo innalzò come un vessillo, Numeri 21, 9).
Richiamiamo un particolare della scena della risurrezione: in tutti i racconti evangelici si narra che Gesù fu deposto nel “sepolcro nuovo scavato nella pietra” messo a disposizione da Giuseppe di Arimatea e chiuso da una grossa pietra. Il Gambara qui affresca piuttosto una cassa in rame, con una grossa maniglia: in occasione della ricognizione dell’urna che regge la mensa dell’altare nel 1983, si potè osservare che le reliquie dei martiri sono contenute in una cassa identica, collocata – come descritto in rogiti notarili – nell’urna marmorea negli anni in cui il Gambara affrescava la vita di Cristo: sicuramente era stato lui a progettare la cassa-reliquiario, o almeno fu presente alla ricognizione e restò colpito dal bel manufatto.