
La Cupola del Battistero

I dipinti della cupola (e pure quelli delle calotte dei nicchioni in basso) non sono opera del cantiere antelamico, che aveva chiuso la sua presenza a Parma almeno nel 1225.


I dipinti della cupola (e pure quelli delle calotte dei nicchioni in basso) non sono opera del cantiere antelamico, che aveva chiuso la sua presenza a Parma almeno nel 1225.
I dipinti della cupola (e pure quelli delle calotte dei nicchioni in basso) non sono opera del cantiere antelamico, che aveva chiuso la sua presenza a Parma sicuramente almeno nel 1225, quando per la prima volta a Pasqua vennero celebrati i battesimi. In corso di recenti restauri all’interno dell’ala di facciata del vicino Palazzo Vescovile, in quella che era la cappella del vescovo in uso fino al 1500, sono venuti in luce alcuni lacerti di affresco che per il tema e la tecnica sono sicuramente dei pittori che lavoravano alla cupola. Quest’ala del Palazzo fu fatta costruire dal vescovo Grazia tra il 1230 e il 1235, e sicuramente chiamò per decorarla i pittori che lavoravano in Battistero: a quegli anni risalgono i dipinti della cupola.
Se “il colpo d’occhio” delle pitture è bizantineggiante, gli autori dei dipinti sono pittori romanici che sentono l’influsso bizantino. La fondazione dell’Impero Latino di Costantinopoli (1204-1261) influisce sull’arte, e non solo, in Occidente, come di converso si trovano influssi latini nelle provincie bizantine d’Oriente. La tecnica usata non è ad affresco, ma a tempera: il restauro condotto tra il 1985 e1988, difficile e impegnativo, ha salvato un’opera unica in quegli anni per la vastità e il complesso programma iconografico.
LA CUPOLA: primo anello (ciclo di Abramo)
La lettura dei dipinti della cupola inizia dal primo annello, in basso, all’imposta della cupola. Le scene illustrano episodi della vita di Abramo riferite sempre a testi del primo libro della Bibbia, la Genesi:
La presenza di Abramo nella iconografia di un edificio deputato alla celebrazione del Battesimo, quale è il Battistero, è giustificata dal fatto che egli è riconosciuto come padre della fede, esempio per i battezzati.
Altri particolari si trovano in questo registro, ai lati delle otto finestre si trovano di solito una figura in abiti sacerdotali a sinistra, e a destra un povero che supplica: una eco della attenzione ai bisognosi dei comuni medioevali come pure nei movimenti apocalittici di quegli anni. In questo contesto cittadino, nel 1202 era stato fondato a Parma il primo ospedale dal cavaliere Rodolfo Tanzi.
Si devono poi alla attenzione alla cosmologia, propria dei pittori romanici della cupola, 16 personificazioni dipinte nei “pennacchi” ai fianchi delle scene di Abramo. Sono i quattro elementi fondamentali secondo gli antichi (fuoco, aria, terra, acqua), i quattro fiumi dell’Eden da cui deriverebbero le acque della terra (Gheon, Fison, Tigri ed Eufrate), le quattro stagioni (Inverno, Primavera, Estate ed Autunno) le quattro dimensioni (altezza, lunghezza, larghezza, profondità). Nell’ultima dimensione la cornucopia è sostituita da Cristo portacroce: infatti di solito le dimensioni sono tre, qui diventano quattro perché si aggiunge una quarta (profundum) ad indicare la dimensione dell’amore di Cristo che ha il suo culmine nel sacrificio della croce, citazione fedele della lettera agli Efesini di San Paolo. Negli altri 16 “pennacchi” (ad est e sud) sono dipinte dentro ad ovali 16 sante vergini.
LA CUPOLA: secondo anello (ciclo di Giovanni Battista)
Le dodici scene con la vita di Giovanni Battista prendono motivo dal fatto che il Battistero è a lui dedicato. Il Battista inoltre è tema consueto nella catechesi e nella iconografia battesimale. L’importanza data a questo ciclo risulta dalle scritte che accompagnano ogni scena, dall’oro che ornava i vestiti dei personaggi, oggi quasi del tutto scomparso nel corso dei secoli. L’oro che è la “luce” nelle icone, è il colore divino.
A completare gli spazi disponibili di fianco alle finestre, sono dipinti due discepoli di Giovanni, i quattro maggiori Padri della Chiesa della tradizione latina (Gregorio, Gerolamo, Ambrogio ed Agostino) e due santi particolarmente venerati nel Medioevo (Martino e Silvestro).
LA CUPOLA: terzo anello (profeti e Deesis)
Nel terzo anello si trova una serie di Profeti nell’atto di dare la loro testimonianza a Cristo: i cartigli infatti riportano passi dei loro scritti, fin dall’antichità interpretati come promessa del Messia. Queste figure, paludate e solenni nei loro abiti, sono in scala maggiore rispetto alle altre: forse perché nel 1200 si battezzava solo nelle veglie di Pasqua e Pentecoste, caratterizzate da una lettura più prolungata di testi biblici, specie dei profeti. Dopo le letture ci si portava nel battistero per amministrare il sacramento. Qui giunti, balzavano agli occhi queste imponenti personaggi i cui nomi erano appena risuonati nelle letture in Cattedrale. La serie dei profeti (iniziando dalle tre figure centrali poste ad est di cui parleremo subito dopo) sono Isaia, Geremia, Davide, Salomone, Ezechiele, Osea, Daniele, Amos, Abdia, Mosè, Balaam, Abacuc, Giovanni evangelista, che la tradizione bizantina considera nel novero dei profeti per il prologo del suo Vangelo. Una parola per il profeta Balaam: non era israelita, le tradizioni più recenti lo qualificano come falso profeta. Ma dalla sua bocca la onnipotenza di Dio trasse un riconoscimento messianico “una stella nascerà da Giacobbe”.
Nello stesso anello, sopra l’altare, verso est, spiccano tre figure, evidenziate da nimbo in rilievo. Al centro il Cristo dell’Apocalisse, in trono, con gesto allocutorio della mano destra e il libro aperto sorretto dalla sinistra, sul quale si leggono le lettere greche Alfa e Omega (citazione dell’Apocalisse 1,8: “Io sono l’Alfa e l’Omega”): il Cristo della cupola, assiso in trono con il cuscino purpureo sotto i piedi, è la figura centrale dell’iconografia del battistero, posto a coronamento e a chiusura finale dell’asse cristologico ovest-est, già messo in evidenza precedentemente. Qui si può aggiungere che i pittori della cupola, un cantiere distinto da quello antelamico, hanno anch’essi una base di riferimento, un comune denominatore nell’Apocalisse, suggerito dal mondo religioso e sociale dei movimenti spirituali presenti nella città del tempo. Affiancano la figura di Cristo a sinistra Maria e a destra Giovanni Battista, in atteggiamento di intercessione tipico della deesis (intercessione) bizantina.
LA CUPOLA: ultimi quattro anelli (la Gerusalemme celeste)
Tra l’anello con i profeti e la deesis e i dipinti della fascia superiore si svolge un fregio a ornato vegetale, con funzione non puramente decorativa, ma distintiva: separa gli anelli inferiori già presentati, a tema più marcatamente cristologico, dai superiori, direttamente ispirati al testo dell’Apocalisse e alla cosmologia medioevale.
Proprio sopra al fregio sono dipinti i dodici Apostoli in trono, che condividono la regalità del Cristo sottostante, come mostra il cuscino purpureo sotto i piedi e il nimbo. Sopra al Cristo (e simmetricamente sull’altro lato) i quattro simboli degli evangelisti (l’angelo, Matteo; l’aquila, Giovanni; il bue, Luca; il leone, Marco), ancora un rimando alla simbologia apocalittica (4,7). L’anello con gli Apostoli sostiene un fregio, usato già dall’antichità come elemento semplicemente ornamentale, che qui rivela una accurata esecuzione geometrica e ricerca prospettica: è la resa simbolica delle mura della Gerusalemme celeste, che, scrive l’Apocalisse, hanno come fondamenta gli Apostoli. In ogni segmento delimitato dai costoloni ascendenti in marmo è chiaramente distinguibile la città a forma di torre quadrata (“La città è a forma di quadrato”, Ap 21, 15), segno della perfezione. La torre è leggibile nella sua altezza e lascia intravedere al centro la piazza, senza tempio (Ap. 21, 22). Le mura che circondano il quadrato hanno andamento lineare, succedendosi da un settore all’altro, quasi a rendere visivamente il grande sviluppo delle stesse (“dodicimila stadi”, Ap. 21,16). Nella difficoltà di rendere nella pittura il testo profetico per certi aspetti contradditorio, vediamo ai piedi delle mura dei punti bianchi, raggruppati in numeri e modi rigidamente uguali le perle e le gemme che secondo l’Apocalisse (21,19) adornano le fondamenta delle mura della città: diaspro, zaffiro, calcedonio, smeraldo, sardonice, cornalina, crisòlito, berillo, topazio, crisopazio, giacinto, ametista. La consonanza dell’iconografia col testo biblico appare totale, al punto che lo splendore delle mura è tradotto con l’uso del bianco che ne disegna la sommità.
Nell’ anello sopra le mura si trovano, entro losanghe, stelle dorate (le stelle fisse dell’ottavo cielo del paradiso dantesco) che gettano la loro ombra su un fondo cristallino (il nono cielo dantesco). Infine alla sommità l’ultimo anello di colore rosso: è l’Empireo, la sede divina, dove c’è luce perenne. Ogni settore ha un sole (luce diurna) e una stella (luce notturna): l’Apocalisse scrive infatti che in quel luogo non ci sarà più notte perché vi risplende la luce del Signore (anche Dante, Paradiso XXX,39). Il rosso dell’Empireo ha ispirazione ancora in Dante: la vita del Paradiso è mossa dall’amore, il cui colore è il rosso.
Un’ultima osservazione sulla curiosa figurazione che campeggia, bianca, sul rosso dell’ultimo elemento al vertice dello spicchio con Giovanni Evangelista e l’apostolo Andrea. Un elemento cruciforme fa riferimento al celebre “albero della vita” (nella traduzione latina “lignum vitae”; l’albero della vita per antonomasia è la croce, non strumento di morte ma origine di vita nuova) con alle estremità dei quattro bracci tre foglie: il “legno” che sta al centro della città dell’Apocalisse reca dodici frutti portandone a maturazione uno al mese (Ap. 22,2). Il legno di cui si dice qui può essere messo in analogia con la candida rosa che fiorisce nell’Empireo dantesco.