
Il portale ovest

Sebbene oggi sia messo in ombra dalle vicine costruzioni, era questo in origine il portale principale del Battistero.


Sebbene oggi sia messo in ombra dalle vicine costruzioni, era questo in origine il portale principale del Battistero.
È il portale principale del Battistero, come confermano i libri liturgici usati dalla collegiata, oggi messo in ombra dalle vicine costruzioni. La lunetta mostra Cristo giudice glorioso in trono con tunica e mantello, che presenta in evidenza le ferite della crocifissione. Attorno sei angeli con gli strumenti della passione. Nell’arco superiore si trovano i 12 apostoli, coi loro nomi scritti sui bordi dell’arco, i primi due a destra e sinistra seduti su un trono, gli altri su un tralcio che si sviluppa da un lato all’altro. Il tredicesimo apostolo, Paolo, anch’egli in trono, è all’interno della lunetta, sul lato sinistro. Al culmine della lunetta due angeli suonano la tromba del giudizio finale, indicando con l’indice un arbusto con un frutto a granuli di un rosso vivo: un segno di fecondità che rimanda a Cristo, frutto che compie le promesse dei Profeti. Cristo e gli apostoli associati così nel giudizio riflettono quanto dice il vangelo di Matteo: “quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele” (19, 28). Sull’architrave è scolpita la scena della risurrezione dei morti che al suono di due trombettieri escono dai sepolcri, come si legge nella scritta latina: “ Sorgete defunti, guardate colui che regge il mondo / voi che dormite sorgete, dice il nunzio”.
Sullo stipite sinistro sono scolpite le sei opere di misericordia sulle quali avverrà il giudizio finale. Partendo dal basso un signore distinto in successione assiste un pellegrino, un malato, un affamato, un assetato, un carcerato, un ignudo. Le singole scene sono accompagnate da didascalie. È la resa plastica ancora di un testo dell’evangelista Matteo: Cristo giudice “dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite benedetti, avevo fame … sete… ero nudo… pellegrino… malato… in carcere… e mi avete assistito” (25, 31 ss.). Merita attenzione un particolare: il signore togato che compie le opere di misericordia è Dio Padre (in una successione delle stesse opere dipinte nell’interno, la scritta dice “queste so’ le sete overe di mixaricordia de Deio Padre”), presentato come esempio da imitare dal cristiano.
Sullo stipite destro è scolpita la parabola della vigna sempre dal vangelo di Matteo (20, 1-16), dove il padrone chiama operai a lavorare nelle diverse ore del giorno, che diventano qui le varie età della vita, secondo una applicazione didascalica dei Padri della Chiesa, segnatamente di Sant’Agostino. Un tronco di vite, attorcigliandosi, crea 7 spazi, ad ognuno dei quali corrisponde una età: infanzia (mattino presto), fanciullezza (ora terza), adolescenza (ora sesta), giovinezza (ora nona), maturità e vecchiaia (ora undecima). Man mano che la vita avanza, aumentano i grappoli d’uva. Nell’ultima scena il padrone consegna la ricompensa a tutti gli operai.
I due stipiti sono un invito ad operare bene nella vita per avere un buon giudizio alla fine dal giudice divino.