
Il portale nord, o “della Vergine”

È il portale più ornato, rivolto verso la Piazza, che al tempo della costruzione era già delimitata a est dalla Cattedrale e a ovest dal Palazzo Vescovile.


È il portale più ornato, rivolto verso la Piazza, che al tempo della costruzione era già delimitata a est dalla Cattedrale e a ovest dal Palazzo Vescovile.
È il portale più ornato. La ragione sta nel fatto che la costruzione del Battistero chiude a sud la piazza, già delimitata a est dalla Cattedrale e ad ovest dal Palazzo vescovile, preesistenti. Nella piazza davanti al portale non di rado si svolgevano manifestazioni diverse. Ad esempio, l’elezione di Andrea di Sicilia a Rettore dello Studio parmense il 14 febbraio 1414 venne celebrata con la rappresentazione dei Magi, che movendo con tre cortei da luoghi diversi della città si riunirono nella piazza. Il cronista Salimbene narra dell’investitura di un cavaliere davanti a questo portale nel 1285.
Sull’architrave in marmo rosso di Verona è incisa l’iscrizione che ci informa sull’anno della fondazione e sull’artefice: (a sinistra) Bis binis demptis anni de mille ducentis, (e a destra) incepit dictus opus hoc scultor Benedictus, cioè: mancando due volte due anni al milleduecento, lo scultore chiamato Benedetto incominciò quest’opera. Veniamo a conoscere la data d’inizio dei lavori, 1196, e il nome di chi guidò il cantiere, lo stesso autore della “Deposizione dalla Croce” conservata nella Cattedrale, dove troviamo anche il nome della “famiglia”, Antelami. A diciotto anni dalla prima opera, la fama e l’autorità di Benedetto rendevano secondario ricordare l’appartenenza alla famiglia professionale degli Antelami.
Nella parte superiore dell’architrave, in calcarenite bianca, sono scolpite tre scene della vita di Giovanni Battista, cui è dedicato il Battistero. Da sinistra il Battesimo di Cristo, con Giovanni rivestito di pelli, affiancati all’estrema sinistra dagli arcangeli Raffaele e Gabriele, a destra Michele che recano veli nelle mani. Quindi il banchetto di Erode, con al centro del tavolo Erode tra Erodiade e un consigliere al quale un servo porge un vaso. Scorrendo a destra la figlia Salomè con un fiore in mano, mentre Satana le suggerisce di chiedere la testa di Giovanni. La terza scena presenta la decollazione: al Battista, che si sporge a mani giunte da un edificio a torre (sembra il modellino del Battistero) il sicario tronca il capo, incensato da Michele, ad onorare il sangue sparso dal precursore di Cristo. Merita attenzione il finissimo ricamo reso dalla scultura per i veli, le vesti, la tovaglia.
Nella profonda strombatura del portale il marmo bianco e rosso di Verona, che in tutto il paramento esterno è collocato senza un disegno preciso, offre volutamente un motivo cromatico: le quattro colonne rosa, di diametro maggiore, sono intercalate a quattro più esili in marmo bianco. Nel grande arcone sovrastante, alle colonne rosa corrispondono le bianche e viceversa. L’accesso al portale, sulla destra e la sinistra, è segnato da due formelle poste all’altezza dello zooforo con immagini femminili assise, con corona sul capo. A sinistra la castità che regge con la destra la pazienza e con la sinistra l’umiltà. Sul lato destro si trova la carità: in parte anche la figura, ma sicuramente la scritta sono perdute.
Nella lunetta, contornata da una cornice aggettante, la scena maggiore che identifica questo come il ”portale della Vergine”. Al centro Maria in trono, il capo coronato, nella destra un fiore, tiene con la sinistra Cristo seduto sul ginocchio. Questi ha la destra benedicente e regge con la sinistra un globo. Un angelo guida i Magi (Melchiorre, Baldassarre, Gaspare) che portano i loro doni. Sulla destra Giuseppe, seduto, accoglie stupito l’ordine di Gabriele di fuggire in Egitto: la scena continua nella stessa lunetta all’interno, con la fuga in Egitto.
Nell’arco che circonda la lunetta sono scolpite dodice figure di profeti: i primi due a destra e a sinistra seduti su troni, i restanti otto seduti su volute vegetali che percorrono tutto l’arco. Ogni profeta sorregge un medaglione con il busto di un apostolo, composizione frequente nel Medioevo. Sulla cornice che separa l’arco dalla lunetta , con la pulitura del restauro sono riaffiorati i nomi. L’introduzione fra i dodici apostoli di Paolo (il secondo a sinistra, presentato da Geremia) ha portato ad escludere uno dei due Giacomo; Pietro e Paolo sono identificati seguendo i canoni classici della loro iconografia: con le chiavi, il libro, capelli corti e ricciuti il primo; il cartiglio e la barba, stempiato, il secondo.
Nei due stipiti sono scolpiti due alberi genealogici. Su quello di sinistra si svolgono due ramoscelli foliati che si uniscono e si aprono alternativamente formando così spazi che accolgono quattordici figure sedute su foglie, recanti ciascuna il cartiglio con il nome: sono i dodici patriarchi figli di Giacobbe, capostipiti delle dodici tribù di Israele. Alla sommità Mosè, “tipo” di Cristo: Mosè nella prima Pasqua in Egitto aveva liberato Israele dalla schiavutù d’Egitto, Cristo nella sua Pasqua libera l’umanità dalla schiavitù del peccato. Sullo stipite di destra la genealogia di Maria: dodici figure coronate reggono un cartiglio o un libro con il nome . Sono assise su foglie che si dipartono da un ceppo ondulato, simile a vite, che nasce dalla figura di Iesse padre di Davide da cui poi deriva la sua dinastia regale, per culminare in alto con Maria. In basso si legge: da questa pia stirpe deriva la vergine Maria. La sua immagine in alto prende un rilievo particolare: è in pietra calcarea, con resti di plicromia, in scala maggiore rispetto alle altre figure, incastonata nella nicchietta, sorretta da una foglia quasi come trono. Antelami ho voluto significare l’importanza di Maria per la città, titolare pure della Cattedrale. Qualche anno più tardi la sua immagine sarà posta sul vessillo del Comune con la scritta: “Si spaventi il nemico, perché la Vergine difende Parma”.
Prima di entrare, uno sguardo alla parte interna degli stipiti e dell’architrave, percorsa da un finissimo motivo vegetale a girali, animato da vari uccelli che si nutrono con le bacche e frutti: evoca l’esito felice della lotta tra il bene e il male, sempre in agguato, come indica in basso a sinistra il basilisco dalla coda di drago.